Rêveries Flotants |
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Solo un istante
il tuo viso
ancora tra le mie dita.
Pioggia, lampi, tuoni.
Ma io ci credo. Ci voglio credere, nonostante le prove tangibili di questo distacco, e senza dubbi.
Ci voglio credere.
Ricordalo.
come quello che c’è in tante foto di Flickr.
Voglio sempre il sole della primavera, e il suo leggero tepore e odore di fresco, e di erba falciata; voglio una coperta bianca sul prato, un cuscino una poltrona una chitarra sotto un ciliegio in fiore
voglio sentirmi protetta e racchiusa e poco importante su questa terra
essere un semplice e piccolo individuo, senza peso.
Vorrei dimenticarmi di me e guardare solo intorno, a ciò che è davvero più grande
e vorrei essere lì, dove sei tu, e riempirmi la vita di lune e tramonti, di silenzi e di musica nuova, di gente, lingue, libri e pittura; vorrei una casetta di mattoni e legno
e un quaderno bianco su cui ricominciare a scrivere.
Ti adoro.
La mia nuova amica, Satine. Ha una settimana ed è in attesa che le prepari un vaso tutto nuovo.
Nel guardarmi assieme a lei, mia madre ha esclamato: “Figlia mia, ci dobbiamo proprio trovare un fidanzato: non possiamo riversare tutto il nostro amore sulle piante”.
Ammetto che nel sentir questa frase ho avvertito un profondo senso di fastidio: innanzitutto, non ho bisogno di riversare il mio amore su una cosa, perché il mio amore ha già un nome, un luogo, un volto; in secondo luogo, nel mio mondo fluttuante Satine non è mai stata una pianta.
E’ sempre stata mia pari. E’ un intero micro-universo.
Il fatto che io l’abbia capito e il resto del mondo no non fa di me una persona migliore.
Solo un po’ più sensibile.
Oggi è sereno qui. Il cielo risplende, è quasi giallo.
Stanotte ho sognato la tua casa. A pensarci bene mi ricorda troppo i giardinetti che ci sono a pochi passi da questa stanza.
La mia mente cerca di riempire i vuoti che mi lascia la tua distanza.
Diciamo la verità: non è l’occasione che mi manca.
E’ che io voglio solo te.
Si dice che per rinascere bisogna aver toccato il fondo.
Lo spero bene.
edi:
Capita a tutti di innamorarsi di qualcuno che non vuole o non può ricambiare. In realtà questi “non vuole” e “non può” sono alibi, in realtà questo qualcuno non ricambia. Punto. Non c’è niente da fare. Sbattere la testa, piangere, urlare, ubriacarsi, fare sesso casuale con sconosciuti, uscire, rompere i coglioni agli amici, funzionano benissimo ad esorcizzare il demone ma non faranno mai, mai e poi mai, innamorare qualcuno. Rompere i coglioni all’oggetto dei desideri, lo allontanerà, i giochetti psicologici, non li noterà (o al massimissimo funzioneranno nel breve periodo, e qui ci soccorre il nostro amico schopenhauer).
A questo punto, di solito, ci si attacca a qualsiasi frase, qualsiasi incontro, qualsiasi motivo e qualsiasi cosa. Ci si racconta nella testa una serie di stronzate per continuare a vedersi, si trovano scuse per parlarsi, e ad un certo punto si crede veramente che le scuse e le stronzate siano reali. Gli amici ti guardano e ti compatiscano e tu lì giù a cercare di convicerli per convincerti.
Quando si ama di un amore non ricambiato si sa che si soffrirà da cani. Si sa che si dovrà passare per tutta una serie di prove e sofferenze, che ci si contorcerà in un budello di malinconie. E allora si cerca di posticipare l’arrivo della sofferenza. Ma il conto arriva comunque, quindi si prova a dilazionare il pagamento.
Si prende un mutuo sui sentimenti, ci si dice che piano piano smetterà di far male e, se solo si riesce a mantenere un rapporto, farà meno male. Non è vero, lo sappiamo, ma ci crediamo.
La realtà è che abbiamo preso un mutuo con interessi da usura, e quando arriva il conto, non solo resti senza soldi, ma ti bruciano la casa e ti stuprano la madre.
E’ la prima volta che “rebloggo” qualcosa. So che su tumblr è la cosa più ovvia da fare, ma mi ero ripromessa ugualmente di non farlo, perché non volevo usare parole o mezzi altrui… (le foto e le parole scritte fino a questo momento sono mie, eccezion fatta per le citazioni che ho utilizzato come spunto per scriver qualcosa di mio.)
Ebbene, rebloggo questo, come se fosse una citazione. Perché, accidenti, è proprio vero… e se non fossi stata un po’ meno fifona l’avrei scritto proprio io, parola per parola.
Se qualcuno si darà la briga di leggere quello che ho scritto finora capirà che probabilmente non si tratta di altro che di alibi… e già quel “probabilmente” è un altro alibi… e al tempo stesso mi ripeto: no, sono tue paranoie, è senz’altro la tua insicurezza a farti parlare così.
Sono divisa: una parte di me è paranoica, un’altra ha tanta voglia di illudersi e perseverare.
Non ho studiato economia, ma sono consapevole di quel che sono e so di star dilazionando il conto più salato di tutta la mia vita.